La doppia deportazione
Dal campo di concentramento di Cairo Montenotte ai lavori forzati a Gusen
Il campo di concentramento di Cairo Montenotte (Savona) fu un campo attivo dalla fine di febbraio del 1943 fino all’8 ottobre 1943, in cui furono internati circa 1.265 uomini sloveni e croati arrestati con l’accusa di essere favoreggiatori dei partigiani, o soltanto perché loro familiari, nel quadro di una serie di “misure antiribelli” attuate dal regime fascista nelle province di Gorizia, Trieste, Pola e Fiume a partire dall’inizio del 1943.
Gli internamenti nel campo - che continuarono anche durante i 45 giorni del governo Badoglio - erano disposti dal Regio Ispettorato Speciale di Polizia per la Venezia Giulia, organo sui generis istituito dal Ministero degli Interni all’inizio del 1943 ed affidato alla guida di Giuseppe Gueli.
Il comandante del campo era il colonnello Alessandro Passavanti, che, secondo una testimonianza, “era un accanito fascista e spesso ci minacciava con il mettere in fila e fucilarci”.1
Anche alla notizia dell'arresto di Mussolini, il 25 luglio 1943, davanti alle manifestazioni di gioia degli internati, il comandante Passavanti li ammonì severamente minacciando di ammazzarli tutti come cani.2
L'8 settembre 1943, giorno della capitolazione, il colonnello Passavanti non permise a nessuno di uscire dal campo.3 Il cappellano riferì in una missiva ai suoi superiori che l’8 sera avevano ricevuto l’ordine di rinforzare la guardia, e che il 9 mattina i tedeschi avevano preso possesso del campo obbligando tutti a rimanere al propri posto pena l’internamento in Germania. Il cappellano parlò di trattative ancora in corso (ma non si dice chi da parte italiana o degli internati) in cui si cercava di ottenere la liberazione degli internati, sottolineando però che c’erano poche speranze. Pare che i tedeschi volessero concedere la libertà vigilata agli internati: l’alternativa sarebbe stata il trasferimento del campo in Germania.4
Contemporaneamente, il reparto di vigilanza del campo di dissolse in pochi giorni: l’11 settembre 80 soldati si diedero alla macchia, il giorno dopo altri 50, il 13 settembre fu la volta di altri 32 militari. Il 14 settembre erano rimasti in 42, perlopiù calabresi, siciliani e pugliesi che non sapevano come poter raggiungere le loro case.5
Data la situazione, il generale Guassardi, del Comando della Difesa Militare di Genova, ordinò il 13 settembre a Passavanti di consegnare il campo ai tedeschi.6
I giorni tra il 14 e il 21 settembre furono particolarmente caotici: secondo una relazione dello stesso Passavanti, i tedeschi non mostrarono particolare interesse a prendere in consegna il campo e anzi gli ordinarono di rimanere al comando con i suoi pochi uomini, inviandogli solo dei minimi rinforzi.
La situazione si ristabilì parzialmente solo verso il 23, quando Passavanti e i suoi superiori riuscirono a ricostituire un corpo di guardia di circa 60 militari.7
Verso la fine del mese il campo venne visitato da alcuni ufficiali della polizia di Stato tedesca; il 5 ottobre, nonostante il Comando Militare Italiano di Genova avesse ordinato che doveva essere mantenuto il controllo di Passavanti, gli ufficiali tedeschi gli comunicarono che il campo sarebbe stato sciolto l’8 ottobre per esigenze militari.8
In quei giorni, una parte degli internati fu rilasciata (circa 170 malati e invalidi; 40 furono invece gli evasi).9 Secondo una testimonianza, tra i rilasciati vi furono anche i confidenti di Passavanti, che ebbero un ruolo significativo nel trattenere gli internati al momento della capitolazione italiana, convincendoli a rimanere calmi perché che sarebbero presto andati a casa.10
Tutti gli altri saranno deportati a Mauthausen
Il trasporto, composto da trenta vagoni bestiame, partì l’8 ottobre da Cairo e arrivò a Mauthausen il 12 ottobre, per poi essere dirottato il giorno dopo nel sottocampo di Gusen.11 I deportati registrati furono 985 (secondo lo storico sloveno Filipič erano 990, ma durante il trasporto qualcuno riuscì a fuggire).
Le condizioni di vita a Gusen furono drammatiche. I ricordi della vita, del lavoro presso le cave, allo scarico/carico vagoni e altro, sono quelli propri dei campi di morte attraverso il lavoro.
La conseguenza di ciò fu che nei primi tre mesi morirono circa 200 persone; un gruppo di 80 internati croati fu invece liberato su intervento del regime ustaša croato; altri 342 vennero dirottati al lavoro forzato in industrie tedesche o complessi agricoli: infine, 358 persone, perlopiù anziani e malati, furono liberati il 24 gennaio 1944 e rimandati alle loro case, spesso in condizioni al limite della sopravvivenza. Da un punto di vista cronologico, i rilasci e gli spostamenti avvennero:
- Il 23 novembre 1943, venne rilasciato un gruppo di 70 internati minorenni (nati tra il 1925 e il 1929). In realtà vennero dirottati al lavoro forzato a Linz, nel sottocampo numero 39.12
- Il 25 novembre 1943 furono rilasciati altri 80 internati di varia età, nativi soprattutto di Fiume e Sušak. Il gruppo fu rilasciato su intervento degli ustaša croati. Arrivato a Zagabria, venne dapprima affidato alla Croce rossa croata, per poi essere definitivamente liberato.13
- L’8 e il 9 dicembre, venne rilasciato un gruppo di 272 persone, tra cui il più anziano del trasporto, Jernej Martinčić di Senožeče, nato il 28 giugno 1875, arrestato il 10 febbraio 1943, morto il 16 giugno 1945. Anche loro furono in realtà spostati a Linz.14
- Il 24 gennaio venne infine rilasciato l’ultimo gruppo di 358 persone, che questa volta fu mandato a casa, non a Linz.15
Secondo Filipič, la liberazione di questo gruppo va considerata come uno dei molti gesti demagogici dei tedeschi il cui scopo era attrarre i favori della popolazione locale nel neocostituito Adriatisches Künstenland ed impedire che continuassero ad andare a ingrossare le fila dei partigiani.16 Tale interpretazione sembra plausibile anche alla luce di una nota della questura di Gorizia che avrebbe registrato in data 26 gennaio l’arrivo di trecento sloveni già internati a Cairo Montenotte e poi portati dai tedeschi a Linz, evidenziando come in realtà l’effetto non fu affatto positivo. Le loro condizioni fisiche vengono definite “compassionevoli”, mentre si annota che i tedeschi avrebbero vietato loro di parlare delle condizioni del campo in cui si trovavano. La breve nota continua: “Palesemente depressi, hanno provocato nella popolazione slovena locale senso di costernazione e di sfiducia anche nella politica dell'Asse del momento, tendente a sopire la reazione slovena contro la politica assimilatrice del decorso ventennio nella Venezia Giulia”.17
Complessivamente, il trasporto partito da Cairo Montenotte fu senza dubbio il trasporto più consistente partito dall’Italia e diretto a Mauthausen. Il gruppo di Cairo Montenotte rappresentò poco meno del 25% del totale degli sloveni deportati a Mauthausen e nelle sue succursali (990 deportati di cui 875 sloveni dell’entroterra triestino e goriziano e 115 croati istriani,18 su un totale di 4.153).19
Simile fu anche il rapporto tra i deceduti sloveni totali del campo (circa 1.500)20 e quelli provenienti da Cairo (217, deceduti nell’arco di tre mesi - fino al 25 gennaio 1944 a causa delle terribili condizioni del campo di Gusen).21
Per molto tempo il trasporto partito da Cairo fu considerato, come del resto registrato dalle autorità tedesche, un trasporto di italiani. In maniera simile, 1.657 sarebbero stati in totale gli sloveni deportati dopo l’8 settembre 1943 dalle zone italiane e considerati come italiani.22
scheda a cura di Milovan Pisarri (2016)
Approfondimenti
Avgust Pirjevec. Un intellettuale sloveno ucciso dai campi di concentramento fascisti e nazisti
Adriano Brignone, Nilo Calvini, Campo di Concentramento n. 95, 1941-1945, Cairo Montenotte, Comune di Cairo Montenotte, Cairo Montenotte, 1995, p. 15.
France Filipič, Slovenci v Mauthausenu, Cankarjeva zal., Ljubljana 1998, p. 338.
France Filipič, Slovenci v Mauthausenu, Cankarjeva zal., Ljubljana 1998, p. 338.
Archivio diocesano di Trieste, Fondo ordinario della Diocesi di Trieste e Capodistria, prot. 253/1943
Adriano Brignone, Nilo Calvini, Campo di Concentramento n. 95, 1941-1945, Cairo Montenotte, Comune di Cairo Montenotte, Cairo Montenotte, 1995, pp. 64-65.
Adriano Brignone, Nilo Calvini, Campo di Concentramento n. 95, 1941-1945, Cairo Montenotte, Comune di Cairo Montenotte, Cairo Montenotte, 1995, p. 65.
Adriano Brignone, Nilo Calvini, Campo di Concentramento n. 95, 1941-1945, Cairo Montenotte, Comune di Cairo Montenotte, Cairo Montenotte, 1995, p. 67.
Adriano Brignone, Nilo Calvini, Campo di Concentramento n. 95, 1941-1945, Cairo Montenotte, Comune di Cairo Montenotte, Cairo Montenotte, 1995, p. 68.
France Filipič, Slovenci v Mauthausenu, Cankarjeva zal., Ljubljana 1998, p. 332 e p. 336; e Adriano Brignone, Nilo Calvini, Campo di Concentramento n. 95, 1941-1945, Cairo Montenotte, Comune di Cairo Montenotte, Cairo Montenotte, 1995, p. 68.
Arhiv Jugoslavije (AJ), 110-256-585.
France Filipič, Slovenci v Mauthausenu, Cankarjeva zal., Ljubljana 1998, p.339 e p. 588
France Filipič, Slovenci v Mauthausenu, Cankarjeva zal., Ljubljana 1998, p. 347.
France Filipič, Slovenci v Mauthausenu, Cankarjeva zal., Ljubljana 1998, pp. 347-348.
France Filipič, Slovenci v Mauthausenu, Cankarjeva zal., Ljubljana 1998, p.348.
France Filipič, Slovenci v Mauthausenu, Cankarjeva zal., Ljubljana 1998, p.348.
France Filipič, Slovenci v Mauthausenu, Cankarjeva zal., Ljubljana 1998, p.346.
ARS, 1829, Gk, TE 79, PE 1196, n. 0801-E3, Questura di Gorizia, 26 gennaio 1944.
France Filipič, Slovenci v Mauthausenu, Cankarjeva zal., Ljubljana 1998, p.587.
France Filipič, Slovenci v Mauthausenu, Cankarjeva zal., Ljubljana 1998, p.581.
France Filipič, Slovenci v Mauthausenu, Cankarjeva zal., Ljubljana 1998, p.581.
France Filipič, Slovenci v Mauthausenu, Cankarjeva zal., Ljubljana 1998, p. 346 e p. 588.
France Filipič, Slovenci v Mauthausenu, Cankarjeva zal., Ljubljana 1998, p. 346 e p. 588.
I campi di rieducazione al lavoro AEL furono creati a partire dal 1940 dalla Gestapo con l'obiettivo di "rieducare" le persone accusate di atti di sabotaggio industriale o ritenute per qualche motivo "riluttanti" al lavoro. Di fatto, questi campi furono anche uno strumento di sfruttamento del lavoro forzato. Si calcola che in Germania e nei territori occupati abbiano funzionato circa 200 Arbeitserziehungslager e che vi siano state imprigionate circa 500 mila persone.
Durante la Seconda guerra mondiale i tedeschi formarono delle unità di prigionieri di guerra denominate Bau-und Arbeits Battalion (abbreviato in B.A.B). I B.A.B erano composti in media da circa 600 prigionieri destinati al lavoro. La particolarità di queste unità stava nella loro mobilità: a differenza dei prigionieri degli Stalag, non erano destinate a un luogo specifico ma dislocabili sul territorio in base alle necessità del momento.
Gli Arbeitskommando erano campi di lavoro per prigionieri di guerra catturati dai tedeschi. Composti di solito da qualche centinaio di prigionieri, erano dislocati nei pressi del luogo di lavoro (fabbriche, miniere, agricoltura, ecc.). L'amministrazione era demandata a uno Stalag (campo per prigionieri di guerra) principale. Da uno Stalag potevano dipendere anche diverse centinaia di Arbeitskommando. Gli Arbeitskommando dei prigionieri di guerra alleati venivano regolarmente visitati dai rappresentanti della Croce Rossa.
La I.G. Farben venne fondata nel 1925 dall'unione di diverse industrie tedesche. Durante la Seconda guerra mondiale fu la principale industria chimica della Germania nazista.
La I.G. Farben è stata tra le industrie che più hanno fatto ricorso al lavoro forzato, in particolare nella costruzione degli impianti di Auschwitz.
I dirigenti della I.G. Farben furono tra gli imputati del processo di Norimberga del 1947/48.
Alla fine della guerra, gli alleati decisero di smembrare l'industria ricostituendo le aziende che l'avevano inizialmente fondata.
L’Ispettorato Militare del Lavoro è stata una organizzazione nata nell’ottobre del 1943 allo scopo di inquadrare lavoratori da impiegare per costruire strutture per la difesa del territorio della RSI e per riparare i danni dei bombardamenti aerei. Conosciuta anche come “Organizzazione Paladino”, dal nome del suo ideatore e comandante, giunse a inquadrare alcune decine di migliaia di uomini, operando in stretto contatto, e alle volte alle dirette dipendenze, dei tedeschi.
L’organizzazione Todt nacque in Germania alla fine degli Trenta, allo scopo di organizzare la forza lavoro per la costruzione di installazioni militari. Ideata e diretta da Fritz Todt fino alla sua morte (1942), durante la guerra venne utilizzata per lo sfruttamento dei lavoratori coatti nei paesi occupati dalla Germania. In Italia ebbe un ruolo fondamentale nella costruzione delle linee di difesa lungo l’Appennino per la Wehrmacht, inquadrando decine di migliaia di uomini.
Nato a Scilla (Reggio Calabria) nel 1890, si era arruolato volontario nel corpo del Genio telegrafisti nel 1907. Nel 1908 raggiunse il grado di sergente, con il quale partecipò alla Guerra di Libia. Nel 1914 fu promosso sottotenente e durante la Prima Guerra Mondiale fu promosso capitano. Rimasto sotto le armi, nel 1932 raggiunse il grado di tenente colonnello. Nel 1936 partecipò alla Guerra d’Etiopia durante la quale fu promosso a colonnello.
Nella Seconda Guerra Mondiale partecipò alla campagna di Grecia, per poi tornare in Italia, assegnato al corpo d’Armata di Bolzano. Nel 1942 fu promosso a generale di brigata. Dopo l’armistizio aderì alla Repubblica Sociale Italiana per la quale creò l’Ispettorato Militare del Lavoro.
Posto in congedo assoluto nel 1945, nel 1970 gli fu conferito il grado onorifico di generale di divisione.
Morì nel 1974.
Fritz Sauckel, nato nel 1894, era un Gauleiter (capo locale) del partito nazista. Nel 1942 fu nominato plenipotenziario per la distribuzione del lavoro in tutti i territori occupati dalla Germania. In pratica, era il responsabile del reclutamento forzato della manodopera per il lavoro coatto. In Italia la sua organizzazione cercò, con scarsi risultati, di rastrellare centinaia di migliaia di uomini da portare nel Reich. Fu processato a Noriberga e condannato a morte, condanna eseguita nel 1946.
Albert Speer, nato nel 1905, era un architetto con ottimi rapporti personali con Adolf Hitler. Pur non essendo un fervente nazista, era stato l’artefice delle scenografie delle parate del Partito, assicurandosi la stima e la fiducia del dittatore. Nel 1942, dopo la morte di Fritz Todt, fu nominato ministro per la produzione bellica, a cui era sottoposta la Organizzazione Todt. Fu processato a Norimberga e condannato a venti anni di carcere. E’ morto a Londra nel 1981.
Campo tedesco per prigionieri di guerra. Le condizioni di vita negli stalag erano molto diverse a seconda della nazionalità dei prigionieri (alleati, sovietici, internati militari italiani, ecc.).
Fritz Todt era un ingegnere tedesco, responsabile, negli anni Trenta, della costruzione del sistema autostradale voluto da Hitler. Alla fine degli anni Trenta creò l’Organizzazione Todt, che aveva lo scopo di fornire la forza lavoro per la costruzione delle linee difensive lungo il confine con la Francia. Durante la guerra la sua organizzazione gestì lo sfruttamento del lavoro coatto nei territori occupati. Morì a causa di incidente aereo nel 1942.
I Gemeinschaftslager, così come i Wohnlager, erano lager non sorvegliati per lavoratori stranieri, mentre gli Arbeitslager erano sorvegliati. In genere solo per questi ultimi si utilizza il concetto di lavoro forzato, ma attualmente gli storici tendono a rivedere decisamente il concetto di lavoro forzato estendendolo a rapporti di lavoro che solo apparentemente sono liberi ma che di fatto erano forzati. In particolare la discussione attuale tende ad orientarsi verso un concetto di lavoro forzato che comprende questi tre elementi distintivi:
- dal punto di vista giuridico l'impossibilità per il lavoratore di sciogliere il rapporto di lavoro,
- dal punto di vista sociale le limitate possibilità di influenzare significativamente le condizioni del proprio impiego,
- una tasso di mortalità elevato che indica un carico di lavoro superiore alla media e una disponibilità di mezzi di sostentamento inferiore al bisogno effettivo.
si veda [https://www.bundesarchiv.de/zwangsarbeit/geschichte/auslaendisch/begriffe/index.html]
I campi di rieducazione al lavoro AEL furono creati a partire dal 1940 dalla Gestapo con l'obiettivo di "rieducare" le persone accusate di atti di sabotaggio industriale o ritenute per qualche motivo "riluttanti" al lavoro. Di fatto, questi campi furono anche uno strumento di sfruttamento del lavoro forzato. Si calcola che in Germania e nei territori occupati abbiano funzionato circa 200 Arbeitserziehungslager e che vi siano state imprigionate circa 500 mila persone.
Durante la Seconda guerra mondiale i tedeschi formarono delle unità di prigionieri di guerra denominate Bau-und Arbeits Battalion (abbreviato in B.A.B). I B.A.B erano composti in media da circa 600 prigionieri destinati al lavoro. La particolarità di queste unità stava nella loro mobilità: a differenza dei prigionieri degli Stalag, non erano destinate a un luogo specifico ma dislocabili sul territorio in base alle necessità del momento.
Gli Arbeitskommando erano campi di lavoro per prigionieri di guerra catturati dai tedeschi. Composti di solito da qualche centinaio di prigionieri, erano dislocati nei pressi del luogo di lavoro (fabbriche, miniere, agricoltura, ecc.). L'amministrazione era demandata a uno Stalag (campo per prigionieri di guerra) principale. Da uno Stalag potevano dipendere anche diverse centinaia di Arbeitskommando. Gli Arbeitskommando dei prigionieri di guerra alleati venivano regolarmente visitati dai rappresentanti della Croce Rossa.
La I.G. Farben venne fondata nel 1925 dall'unione di diverse industrie tedesche. Durante la Seconda guerra mondiale fu la principale industria chimica della Germania nazista.
La I.G. Farben è stata tra le industrie che più hanno fatto ricorso al lavoro forzato, in particolare nella costruzione degli impianti di Auschwitz.
I dirigenti della I.G. Farben furono tra gli imputati del processo di Norimberga del 1947/48.
Alla fine della guerra, gli alleati decisero di smembrare l'industria ricostituendo le aziende che l'avevano inizialmente fondata.
L’Ispettorato Militare del Lavoro è stata una organizzazione nata nell’ottobre del 1943 allo scopo di inquadrare lavoratori da impiegare per costruire strutture per la difesa del territorio della RSI e per riparare i danni dei bombardamenti aerei. Conosciuta anche come “Organizzazione Paladino”, dal nome del suo ideatore e comandante, giunse a inquadrare alcune decine di migliaia di uomini, operando in stretto contatto, e alle volte alle dirette dipendenze, dei tedeschi.
L’organizzazione Todt nacque in Germania alla fine degli Trenta, allo scopo di organizzare la forza lavoro per la costruzione di installazioni militari. Ideata e diretta da Fritz Todt fino alla sua morte (1942), durante la guerra venne utilizzata per lo sfruttamento dei lavoratori coatti nei paesi occupati dalla Germania. In Italia ebbe un ruolo fondamentale nella costruzione delle linee di difesa lungo l’Appennino per la Wehrmacht, inquadrando decine di migliaia di uomini.
Nato a Scilla (Reggio Calabria) nel 1890, si era arruolato volontario nel corpo del Genio telegrafisti nel 1907. Nel 1908 raggiunse il grado di sergente, con il quale partecipò alla Guerra di Libia. Nel 1914 fu promosso sottotenente e durante la Prima Guerra Mondiale fu promosso capitano. Rimasto sotto le armi, nel 1932 raggiunse il grado di tenente colonnello. Nel 1936 partecipò alla Guerra d’Etiopia durante la quale fu promosso a colonnello.
Nella Seconda Guerra Mondiale partecipò alla campagna di Grecia, per poi tornare in Italia, assegnato al corpo d’Armata di Bolzano. Nel 1942 fu promosso a generale di brigata. Dopo l’armistizio aderì alla Repubblica Sociale Italiana per la quale creò l’Ispettorato Militare del Lavoro.
Posto in congedo assoluto nel 1945, nel 1970 gli fu conferito il grado onorifico di generale di divisione.
Morì nel 1974.
Fritz Sauckel, nato nel 1894, era un Gauleiter (capo locale) del partito nazista. Nel 1942 fu nominato plenipotenziario per la distribuzione del lavoro in tutti i territori occupati dalla Germania. In pratica, era il responsabile del reclutamento forzato della manodopera per il lavoro coatto. In Italia la sua organizzazione cercò, con scarsi risultati, di rastrellare centinaia di migliaia di uomini da portare nel Reich. Fu processato a Noriberga e condannato a morte, condanna eseguita nel 1946.
Albert Speer, nato nel 1905, era un architetto con ottimi rapporti personali con Adolf Hitler. Pur non essendo un fervente nazista, era stato l’artefice delle scenografie delle parate del Partito, assicurandosi la stima e la fiducia del dittatore. Nel 1942, dopo la morte di Fritz Todt, fu nominato ministro per la produzione bellica, a cui era sottoposta la Organizzazione Todt. Fu processato a Norimberga e condannato a venti anni di carcere. E’ morto a Londra nel 1981.
Campo tedesco per prigionieri di guerra. Le condizioni di vita negli stalag erano molto diverse a seconda della nazionalità dei prigionieri (alleati, sovietici, internati militari italiani, ecc.).
Fritz Todt era un ingegnere tedesco, responsabile, negli anni Trenta, della costruzione del sistema autostradale voluto da Hitler. Alla fine degli anni Trenta creò l’Organizzazione Todt, che aveva lo scopo di fornire la forza lavoro per la costruzione delle linee difensive lungo il confine con la Francia. Durante la guerra la sua organizzazione gestì lo sfruttamento del lavoro coatto nei territori occupati. Morì a causa di incidente aereo nel 1942.
I Gemeinschaftslager, così come i Wohnlager, erano lager non sorvegliati per lavoratori stranieri, mentre gli Arbeitslager erano sorvegliati. In genere solo per questi ultimi si utilizza il concetto di lavoro forzato, ma attualmente gli storici tendono a rivedere decisamente il concetto di lavoro forzato estendendolo a rapporti di lavoro che solo apparentemente sono liberi ma che di fatto erano forzati. In particolare la discussione attuale tende ad orientarsi verso un concetto di lavoro forzato che comprende questi tre elementi distintivi:
- dal punto di vista giuridico l'impossibilità per il lavoratore di sciogliere il rapporto di lavoro,
- dal punto di vista sociale le limitate possibilità di influenzare significativamente le condizioni del proprio impiego,
- una tasso di mortalità elevato che indica un carico di lavoro superiore alla media e una disponibilità di mezzi di sostentamento inferiore al bisogno effettivo.
si veda [https://www.bundesarchiv.de/zwangsarbeit/geschichte/auslaendisch/begriffe/index.html]
I campi di rieducazione al lavoro AEL furono creati a partire dal 1940 dalla Gestapo con l'obiettivo di "rieducare" le persone accusate di atti di sabotaggio industriale o ritenute per qualche motivo "riluttanti" al lavoro. Di fatto, questi campi furono anche uno strumento di sfruttamento del lavoro forzato. Si calcola che in Germania e nei territori occupati abbiano funzionato circa 200 Arbeitserziehungslager e che vi siano state imprigionate circa 500 mila persone.
Durante la Seconda guerra mondiale i tedeschi formarono delle unità di prigionieri di guerra denominate Bau-und Arbeits Battalion (abbreviato in B.A.B). I B.A.B erano composti in media da circa 600 prigionieri destinati al lavoro. La particolarità di queste unità stava nella loro mobilità: a differenza dei prigionieri degli Stalag, non erano destinate a un luogo specifico ma dislocabili sul territorio in base alle necessità del momento.
Gli Arbeitskommando erano campi di lavoro per prigionieri di guerra catturati dai tedeschi. Composti di solito da qualche centinaio di prigionieri, erano dislocati nei pressi del luogo di lavoro (fabbriche, miniere, agricoltura, ecc.). L'amministrazione era demandata a uno Stalag (campo per prigionieri di guerra) principale. Da uno Stalag potevano dipendere anche diverse centinaia di Arbeitskommando. Gli Arbeitskommando dei prigionieri di guerra alleati venivano regolarmente visitati dai rappresentanti della Croce Rossa.
La I.G. Farben venne fondata nel 1925 dall'unione di diverse industrie tedesche. Durante la Seconda guerra mondiale fu la principale industria chimica della Germania nazista.
La I.G. Farben è stata tra le industrie che più hanno fatto ricorso al lavoro forzato, in particolare nella costruzione degli impianti di Auschwitz.
I dirigenti della I.G. Farben furono tra gli imputati del processo di Norimberga del 1947/48.
Alla fine della guerra, gli alleati decisero di smembrare l'industria ricostituendo le aziende che l'avevano inizialmente fondata.
L’Ispettorato Militare del Lavoro è stata una organizzazione nata nell’ottobre del 1943 allo scopo di inquadrare lavoratori da impiegare per costruire strutture per la difesa del territorio della RSI e per riparare i danni dei bombardamenti aerei. Conosciuta anche come “Organizzazione Paladino”, dal nome del suo ideatore e comandante, giunse a inquadrare alcune decine di migliaia di uomini, operando in stretto contatto, e alle volte alle dirette dipendenze, dei tedeschi.
L’organizzazione Todt nacque in Germania alla fine degli Trenta, allo scopo di organizzare la forza lavoro per la costruzione di installazioni militari. Ideata e diretta da Fritz Todt fino alla sua morte (1942), durante la guerra venne utilizzata per lo sfruttamento dei lavoratori coatti nei paesi occupati dalla Germania. In Italia ebbe un ruolo fondamentale nella costruzione delle linee di difesa lungo l’Appennino per la Wehrmacht, inquadrando decine di migliaia di uomini.
Nato a Scilla (Reggio Calabria) nel 1890, si era arruolato volontario nel corpo del Genio telegrafisti nel 1907. Nel 1908 raggiunse il grado di sergente, con il quale partecipò alla Guerra di Libia. Nel 1914 fu promosso sottotenente e durante la Prima Guerra Mondiale fu promosso capitano. Rimasto sotto le armi, nel 1932 raggiunse il grado di tenente colonnello. Nel 1936 partecipò alla Guerra d’Etiopia durante la quale fu promosso a colonnello.
Nella Seconda Guerra Mondiale partecipò alla campagna di Grecia, per poi tornare in Italia, assegnato al corpo d’Armata di Bolzano. Nel 1942 fu promosso a generale di brigata. Dopo l’armistizio aderì alla Repubblica Sociale Italiana per la quale creò l’Ispettorato Militare del Lavoro.
Posto in congedo assoluto nel 1945, nel 1970 gli fu conferito il grado onorifico di generale di divisione.
Morì nel 1974.
Fritz Sauckel, nato nel 1894, era un Gauleiter (capo locale) del partito nazista. Nel 1942 fu nominato plenipotenziario per la distribuzione del lavoro in tutti i territori occupati dalla Germania. In pratica, era il responsabile del reclutamento forzato della manodopera per il lavoro coatto. In Italia la sua organizzazione cercò, con scarsi risultati, di rastrellare centinaia di migliaia di uomini da portare nel Reich. Fu processato a Noriberga e condannato a morte, condanna eseguita nel 1946.
Albert Speer, nato nel 1905, era un architetto con ottimi rapporti personali con Adolf Hitler. Pur non essendo un fervente nazista, era stato l’artefice delle scenografie delle parate del Partito, assicurandosi la stima e la fiducia del dittatore. Nel 1942, dopo la morte di Fritz Todt, fu nominato ministro per la produzione bellica, a cui era sottoposta la Organizzazione Todt. Fu processato a Norimberga e condannato a venti anni di carcere. E’ morto a Londra nel 1981.
Fritz Todt era un ingegnere tedesco, responsabile, negli anni Trenta, della costruzione del sistema autostradale voluto da Hitler. Alla fine degli anni Trenta creò l’Organizzazione Todt, che aveva lo scopo di fornire la forza lavoro per la costruzione delle linee difensive lungo il confine con la Francia. Durante la guerra la sua organizzazione gestì lo sfruttamento del lavoro coatto nei territori occupati. Morì a causa di incidente aereo nel 1942.
I campi di rieducazione al lavoro AEL furono creati a partire dal 1940 dalla Gestapo con l'obiettivo di "rieducare" le persone accusate di atti di sabotaggio industriale o ritenute per qualche motivo "riluttanti" al lavoro. Di fatto, questi campi furono anche uno strumento di sfruttamento del lavoro forzato. Si calcola che in Germania e nei territori occupati abbiano funzionato circa 200 Arbeitserziehungslager e che vi siano state imprigionate circa 500 mila persone.
Durante la Seconda guerra mondiale i tedeschi formarono delle unità di prigionieri di guerra denominate Bau-und Arbeits Battalion (abbreviato in B.A.B). I B.A.B erano composti in media da circa 600 prigionieri destinati al lavoro. La particolarità di queste unità stava nella loro mobilità: a differenza dei prigionieri degli Stalag, non erano destinate a un luogo specifico ma dislocabili sul territorio in base alle necessità del momento.
Gli Arbeitskommando erano campi di lavoro per prigionieri di guerra catturati dai tedeschi. Composti di solito da qualche centinaio di prigionieri, erano dislocati nei pressi del luogo di lavoro (fabbriche, miniere, agricoltura, ecc.). L'amministrazione era demandata a uno Stalag (campo per prigionieri di guerra) principale. Da uno Stalag potevano dipendere anche diverse centinaia di Arbeitskommando. Gli Arbeitskommando dei prigionieri di guerra alleati venivano regolarmente visitati dai rappresentanti della Croce Rossa.
La I.G. Farben venne fondata nel 1925 dall'unione di diverse industrie tedesche. Durante la Seconda guerra mondiale fu la principale industria chimica della Germania nazista.
La I.G. Farben è stata tra le industrie che più hanno fatto ricorso al lavoro forzato, in particolare nella costruzione degli impianti di Auschwitz.
I dirigenti della I.G. Farben furono tra gli imputati del processo di Norimberga del 1947/48.
Alla fine della guerra, gli alleati decisero di smembrare l'industria ricostituendo le aziende che l'avevano inizialmente fondata.
L’Ispettorato Militare del Lavoro è stata una organizzazione nata nell’ottobre del 1943 allo scopo di inquadrare lavoratori da impiegare per costruire strutture per la difesa del territorio della RSI e per riparare i danni dei bombardamenti aerei. Conosciuta anche come “Organizzazione Paladino”, dal nome del suo ideatore e comandante, giunse a inquadrare alcune decine di migliaia di uomini, operando in stretto contatto, e alle volte alle dirette dipendenze, dei tedeschi.
L’organizzazione Todt nacque in Germania alla fine degli Trenta, allo scopo di organizzare la forza lavoro per la costruzione di installazioni militari. Ideata e diretta da Fritz Todt fino alla sua morte (1942), durante la guerra venne utilizzata per lo sfruttamento dei lavoratori coatti nei paesi occupati dalla Germania. In Italia ebbe un ruolo fondamentale nella costruzione delle linee di difesa lungo l’Appennino per la Wehrmacht, inquadrando decine di migliaia di uomini.
Nato a Scilla (Reggio Calabria) nel 1890, si era arruolato volontario nel corpo del Genio telegrafisti nel 1907. Nel 1908 raggiunse il grado di sergente, con il quale partecipò alla Guerra di Libia. Nel 1914 fu promosso sottotenente e durante la Prima Guerra Mondiale fu promosso capitano. Rimasto sotto le armi, nel 1932 raggiunse il grado di tenente colonnello. Nel 1936 partecipò alla Guerra d’Etiopia durante la quale fu promosso a colonnello.
Nella Seconda Guerra Mondiale partecipò alla campagna di Grecia, per poi tornare in Italia, assegnato al corpo d’Armata di Bolzano. Nel 1942 fu promosso a generale di brigata. Dopo l’armistizio aderì alla Repubblica Sociale Italiana per la quale creò l’Ispettorato Militare del Lavoro.
Posto in congedo assoluto nel 1945, nel 1970 gli fu conferito il grado onorifico di generale di divisione.
Morì nel 1974.
Fritz Sauckel, nato nel 1894, era un Gauleiter (capo locale) del partito nazista. Nel 1942 fu nominato plenipotenziario per la distribuzione del lavoro in tutti i territori occupati dalla Germania. In pratica, era il responsabile del reclutamento forzato della manodopera per il lavoro coatto. In Italia la sua organizzazione cercò, con scarsi risultati, di rastrellare centinaia di migliaia di uomini da portare nel Reich. Fu processato a Noriberga e condannato a morte, condanna eseguita nel 1946.
Albert Speer, nato nel 1905, era un architetto con ottimi rapporti personali con Adolf Hitler. Pur non essendo un fervente nazista, era stato l’artefice delle scenografie delle parate del Partito, assicurandosi la stima e la fiducia del dittatore. Nel 1942, dopo la morte di Fritz Todt, fu nominato ministro per la produzione bellica, a cui era sottoposta la Organizzazione Todt. Fu processato a Norimberga e condannato a venti anni di carcere. E’ morto a Londra nel 1981.
Fritz Todt era un ingegnere tedesco, responsabile, negli anni Trenta, della costruzione del sistema autostradale voluto da Hitler. Alla fine degli anni Trenta creò l’Organizzazione Todt, che aveva lo scopo di fornire la forza lavoro per la costruzione delle linee difensive lungo il confine con la Francia. Durante la guerra la sua organizzazione gestì lo sfruttamento del lavoro coatto nei territori occupati. Morì a causa di incidente aereo nel 1942.


